La visione per un abitare inclusivo
Il 27 novembre a Genova, durante il seminario interno “Bisogno di casa e forze in cortile” organizzato dalla Federazione Habitat di Confcooperative Liguria, abbiamo esplorato strategie innovative per riposizionare il settore non profit come protagonista nell’offerta di soluzioni abitative, incluso il cohousing, che rispondano efficacemente alle esigenze della popolazione ligure.
I bisogni abitativi emergenti
La domanda di casa si presenta oggi con molteplici sfaccettature, intrecciando necessità sociali ed economiche diverse. Da un lato, emerge il disagio sociale e sanitario che coinvolge vari gruppi: cittadini di origine straniera, madri single con bambini, persone con disabilità, ex carcerati e individui con problemi di dipendenza. Dall’altro, si manifesta il disagio economico-lavorativo che interessa studenti fuori sede, coppie giovani, lavoratori stagionali, famiglie monoparentali e lavoratori con contratti precari.
L’abitare come strumento di welfare
La complessità della domanda abitativa rivela come il bisogno di casa sia raramente isolato, ma si accompagni alla necessità di servizi legati alla salute, alle relazioni sociali, all’equilibrio vita-lavoro e all’autonomia personale. Questa realtà trasforma l’abitazione in un elemento chiave del welfare, capace di affrontare fragilità sociali, lavorative e sanitarie attraverso un sistema integrato di servizi.
Le case di servizio
Per rispondere a questa domanda multiforme, l’offerta abitativa deve strutturarsi attraverso diverse soluzioni, tra cui le tipologie che fanno capo alle case di servizio. Queste includono alloggi temporanei e strutture per l’inclusione sociale, caratterizzati da un equilibrio tra spazi privati essenziali e servizi condivisi che favoriscono la socializzazione. La gestione è affidata a un “gestore attivo” che facilita contratti flessibili e una diversificazione sociale basata sui costi del servizio.
L’abitare sostenuto dalla comunità
Un altro elemento distintivo dell’offerta abitativa è rappresentato dalle tipologie che fano capo al concetto di case per la comunità, come gli alloggi a canone moderato o in proprietà convenzionata. Questi progetti abitativi, tra cui spicca il cohousing, sono caratterizzati da una gestione diretta della comunità stessa, che diventa protagonista attiva nel processo costruttivo, superando il tradizionale modello guidato dagli sviluppatori immobiliari. La peculiarità di queste soluzioni risiede nella presenza di spazi comuni e nella gestione condivisa dei servizi, attraverso un processo di progettazione partecipata.
Verso un nuovo modello abitativo
L’obiettivo principale che viene proposto al mondo del non profit sociale ligure è offrire un percorso alternativo di accesso alla casa, distaccandosi dalle logiche speculative del mercato immobiliare tradizionale.
Il contributo del settore cooperativo
Le cooperative possono potenziare l’offerta di housing sociale attraverso diverse strategie innovative. La principale è l’evoluzione verso cooperative di abitanti, dove sono questi ultimi ad assumere un ruolo centrale nella gestione degli immobili, garantendo una manutenzione costante e un’occupazione ottimale. Questo approccio permette di contenere la morosità e anche di utilizzare efficacemente strumenti come il Conto Termico per la riqualificazione energetica.
Le cooperative svolgono un ruolo cruciale nella costruzione di alleanze locali, sviluppando network con gli stakeholder attraverso attività di advocacy e partecipando attivamente ai tavoli di coprogettazione con le amministrazioni pubbliche. Questo approccio favorisce l’integrazione tra politiche pubbliche e iniziative cooperative.
Strumenti di policy per l’housing sociale
Per permettere al settore cooperativo di operare efficacemente nell’housing sociale, è fondamentale sviluppare strumenti di policy adeguati coerenti con la priorità di attivare un sistema abitativo alternativo che sottragga gli immobili alla speculazione, promuovendo accessibilità e sostenibilità abitativa.
Questo approccio favorisce la creazione di un ecosistema caratterizzato da una pluralità di attori, anche in competizione tra loro, nel campo dell’edilizia residenziale sociale (ERS).
Poi c’è il grande tema delle risorse finanziarie pubbliche dedicate all’e politiche abitative che, oltre a essere palesemente sottodimensionate, non sono certe e continuative. in questo senso, sarebbe da utilizzare la leva dei vari programmi di finanziamento europeri che, seppur non dedicati all’abitare, possono essere utilizzati allo scopo al fine di mitigarne gli effetti e gli impatti negativi sul sistema abitativo.
L’urbanistica, inoltre, deve diventare uno strumento al servizio dell’ERS, con le amministrazioni territoriali che assumono la responsabilità di contribuire alle politiche abitative attraverso la (re)introduzione di prestazioni obbligatorie. Questo intervento può garantire la stabilizzazione delle risorse necessarie per rispondere efficacemente ai bisogni abitativi emergenti.
Infine, occorre ricomporre il puzzle dei tanti attori che possono portare strumenti utili al perseguimento degli obiettivi di socialità delineati sopra ma che, a tutt’oggi non risultano coinvolti e/o responsabilizzati.