Cohousing in Liguria: una risposta strategica per trattenere i giovani talenti

Un’analisi delle sfide abitative per gli under 35 e delle opportunità offerte dall’abitare collaborativo nella regione ligure La Liguria sta affrontando una sfida demografica senza precedenti. Ogni anno, oltre circa 10.400 giovani lasciano la regione per studiare o lavorare altrove, un dato che non rappresenta solo una perdita di capitale umano, ma una vera sfida […]

Un’analisi delle sfide abitative per gli under 35 e delle opportunità offerte dall’abitare collaborativo nella regione ligure

La Liguria sta affrontando una sfida demografica senza precedenti. Ogni anno, oltre circa 10.400 giovani lasciano la regione per studiare o lavorare altrove, un dato che non rappresenta solo una perdita di capitale umano, ma una vera sfida per una regione già demograficamente anziana. Parallelamente, circa il 30% degli studenti universitari liguri sono fuori sede, una percentuale superiore alla media italiana (24%), evidenziando la forte attrazione esercitata dagli atenei liguri, ma anche l’enorme pressione sul mercato abitativo locale.

In questo scenario complesso, MeWe® abitare collaborativo, insieme a un network di partner pubblici e privati del territorio, sta sviluppando il progetto “Sanremo NextGen Living: coabitare per crescere”, una risposta concreta alle esigenze abitative dei giovani del Ponente ligure. Ma per comprendere appieno le sfide connesse del rispondere alle domande abitative degli under 35 anni, è necessario analizzare approfonditamente il contesto abitativo regionale.

La situazione abitativa per i giovani in Liguria: numeri che parlano chiaro

Il panorama abitativo ligure presenta una serie di contraddizioni che meritano un’analisi attenta:

  • Copertura insufficiente: a Genova, gli studenti fuori sede sono circa 7.600, ma i posti letto strutturati disponibili coprono solo il 14,7% della domanda, contro una media europea del 20%.
  • Costi in aumento: i prezzi per camere destinate a studenti, che alcuni anni fa si aggiravano sui 200-300 €/mese, oggi oscillano tra i 300 e i 500 €/mese, con punte ancora più alte nelle zone centrali o ben collegate.
  • Pressione turistica: specialmente nelle località costiere, si è verificata una drastica riduzione dell’offerta di affitti a lungo termine a favore di soluzioni più redditizie come Airbnb, creando vere e proprie “zone deserte” di residenzialità permanente.
  • Patrimonio edilizio datato: gran parte degli immobili disponibili non risponde agli standard contemporanei di efficienza energetica, accessibilità e flessibilità.

Questi fattori combinati rendono particolarmente difficile per i giovani trovare soluzioni abitative adeguate, contribuendo al fenomeno dell’esodo giovanile dalla regione.

L’abitare collaborativo come risposta strategica

Il cohousing e altre forme di abitare collaborativo o condiviso rappresentano una risposta potenzialmente efficace a queste sfide, offrendo vantaggi significativi sia per i giovani residenti che per i territori:

Per i giovani:

  • Accessibilità economica: la condivisione di spazi e servizi permette di abbattere i costi individuali
  • Rete di supporto sociale: particolarmente preziosa per chi si trasferisce in una nuova città
  • Spazi multifunzionali: che integrano abitazione, lavoro e socialità, rispondendo alle esigenze contemporanee
  • Opportunità di networking: fondamentale per lo sviluppo professionale e personale

Per i territori:

  • Trattenimento dei talenti: contrastando il fenomeno del brain drain
  • Rigenerazione urbana: attraverso il recupero di edifici sottoutilizzati
  • Rivitalizzazione delle comunità locali: con l’arrivo di nuovi abitanti attivi
  • Innovazione sociale diffusa: i residenti spesso sviluppano iniziative che beneficiano l’intero territorio

Ancora una volta, dobbiamo evidenziare come l’abitare collaborativo non è semplicemente una soluzione al problema della casa, ma un potente strumento di innovazione sociale, un laboratorio di nuove forme di convivenza e solidarietà.

Elementi da presidiare per il contesto ligure

L’analisi del contesto ligure evidenzia alcuni criteri particolarmente rilevanti che il progetto “Sanremo NextGen Living” presidia con attenzione:

1. Accessibilità economica reale

I dati mostrano chiaramente un gap tra domanda e offerta, specialmente per gli studenti e i giovani lavoratori. Per rispondere a questa sfida, il progetto è chiamato a sviluppare:

  • meccanismi finanziari innovativi (fondi di garanzia, canoni progressivi)
  • superamento della dicotomia tra prezzi immobiliari “bassi” per l’acquisto e canoni d’affitto elevati
  • sperimentazione di forme intermedie di proprietà o usufrutto.

2. Attrattività territoriale e deterrenza della fuga

Una risposta efficace all’esodo dei giovani è necessaria per evitare un ulteriore spopolamento. Per questo, il progetto integra:

  • spazi di co-living con aree di co-working
  • collegamenti con opportunità formative e professionali locali
  • servizi per la conciliazione vita-lavoro
  • governance partecipativa che evita il rischio di “progetti isola” non integrati nel tessuto sociale.

3. Rete di servizi integrati

La combinazione strategica di alloggi accessibili con servizi complementari aumenta significativamente l’impatto e la sostenibilità del progetto. Nel contesto ligure, caratterizzato da una morfologia complessa e da collegamenti spesso difficili, questa integrazione rappresenta un fattore critico di successo attraverso:

  • soluzioni di mobilità sostenibile
  • spazi e servizi aperti al quartiere
  • programmazione di attività che coinvolgono la comunità locale
  • business model misto che garantisce sostenibilità economica a lungo termine.

Più volte lo abbiamo evidenziato, ma è bene sempre reiterare il concetto che i progetti più efficaci sono quelli che integrano la dimensione abitativa con servizi complementari, generando un ecosistema completo che risponde alle diverse esigenze della vita quotidiana.

Il progetto “Sanremo NextGen Living”: applicare le lezioni apprese

Alla luce dell’analisi del contesto ligure e delle esperienze di abitare collaborativo già realizzate in Italia, il progetto in corso “Sanremo NextGen Living: coabitare per crescere”, intende implementare un modello abitativo collaborativo specificamente calibrato sulle esigenze dei giovani liguri.

Il progetto adotta un approccio di governance ibrida pubblico-privato-comunità, che ha dimostrato di poter superare i limiti sia della gestione pubblica tradizionale (spesso rigida e burocratica) sia di quella privata orientata al profitto. Questo partenariato, in cui istituzioni, operatori sociali, imprese e residenti condividono responsabilità decisionali, crea un ecosistema più resiliente e adattivo.

Un elemento distintivo dell’iniziativa è l’accompagnamento sociale strutturato: facilitatori e community manager supportano la costruzione della comunità abitante nelle diverse fasi, lavorando sulla costruzione di relazioni, sulla gestione dei conflitti e sullo sviluppo di competenze collaborative tra i residenti.

Il progetto cerca di far proprio l’assunto che la sostenibilità di lungo periodo dipende dalla capacità di bilanciare ambizioni trasformative e pragmatismo, costruendo progetti radicati nella realtà locale.

Verso un abitare (extra)ordinario in Liguria

L’abitare collaborativo rappresenta una frontiera cruciale per il futuro della Liguria, in cui si intrecciano questioni di accessibilità economica, rigenerazione urbana, coesione sociale e attrattività territoriale. Il progetto “Sanremo NextGen Living”, frutto della collaborazione tra MeWe® abitare collaborativo e diversi partner territoriali, non ambisce semplicemente a costruire alloggi, ma a sviluppare un ecosistema abitativo che possa diventare un catalizzatore di trasformazione per l’intero territorio.

La vera innovazione non risiede tanto nelle soluzioni architettoniche, quanto nel metodo: processi partecipativi autentici, governance inclusiva, strumenti finanziari flessibili e servizi integrati che rispondono ai bisogni reali dei giovani liguri.

In questo modo, l’abitare collaborativo può diventare non solo una risposta strategica alla sfida demografica della regione, ma anche un laboratorio di nuove forme di convivenza e solidarietà, un modello di sviluppo territoriale sostenibile e inclusivo.