Cohousing: ridefinire l’abitare nell’era del lavoro flessibile

Il panorama lavorativo italiano sta attraversando una trasformazione significativa, con ripercussioni profonde sul modo in cui concepiamo e viviamo i nostri spazi abitativi. Noi di MeWe abitare collaborativo stiamo esplorando queste dinamiche attraverso un entusiasmante progetto: un podcast dedicato alle forme dell’abitare (extra)ordinario, realizzato grazie alla partnership con Italia che Cambia. La nuova realtà del […]

Il panorama lavorativo italiano sta attraversando una trasformazione significativa, con ripercussioni profonde sul modo in cui concepiamo e viviamo i nostri spazi abitativi. Noi di MeWe abitare collaborativo stiamo esplorando queste dinamiche attraverso un entusiasmante progetto: un podcast dedicato alle forme dell’abitare (extra)ordinario, realizzato grazie alla partnership con Italia che Cambia.

La nuova realtà del lavoro in Italia

I dati recenti dipingono un quadro chiaro di questa evoluzione:

– Circa il 30% dei lavoratori italiani svolge la propria attività lavorativa da remoto, almeno parzialmente.
– Nel 2024, circa 1,5 milioni di persone si sono spostate da una regione all’altra per motivi di lavoro, studio o altre esigenze personali.
– Ci sono circa 3,6 milioni di lavoratori che utilizzano la modalità di lavoro del tipo “Agile”.

Questi numeri non sono solo statistiche: rappresentano un cambiamento fondamentale nel modo in cui viviamo e lavoriamo.

Il doppio processo: lavoro in casa e cura fuori casa

L’evoluzione del rapporto tra casa e lavoro sta generando un interessante doppio processo che merita un’attenta riflessione:

L’ingresso del lavoro nella casa: con l’aumento del lavoro da remoto, gli spazi domestici stanno assumendo nuove funzioni. Le nostre case non sono più solo luoghi di riposo e vita familiare, ma diventano anche uffici, studi e laboratori creativi. Questo cambiamento richiede una riprogettazione degli spazi interni per accogliere le attività lavorative senza compromettere la qualità della vita domestica.

L’uscita del lavoro di cura verso ambienti condivisi: parallelamente, stiamo assistendo a una potenziale esternalizzazione del lavoro di cura – tradizionalmente svolto all’interno delle mura domestiche – verso spazi comunitari. Le varie forme dell’abitare condiviso, come il cohousing, offrono opportunità uniche per condividere responsabilità come la cura dei bambini, l’assistenza agli anziani e la gestione delle faccende domestiche.

Questo doppio movimento sta ridefinendo i confini tra spazio privato e spazio comune, tra lavoro retribuito e lavoro di cura non retribuito. Le comunità intenzionali e le forme di abitare collaborativo si trovano in una posizione privilegiata per sperimentare nuovi modelli che integrano queste dinamiche.

Ad esempio, un progetto di cohousing potrebbe prevedere:

  • Spazi di co-working all’interno del complesso residenziale, permettendo ai residenti di “uscire di casa per andare al lavoro” pur rimanendo all’interno della comunità.
  • Servizi di childcare condivisi, dove i residenti possono alternare il proprio tempo tra lavoro retribuito e cura dei bambini della comunità.
  • Aree comuni per la preparazione dei pasti, che permettono di socializzare e condividere il carico del lavoro domestico.

Questi arrangiamenti non solo ottimizzano l’uso degli spazi e delle risorse, ma promuovono anche un senso di comunità e supporto reciproco, elementi sempre più preziosi in un’epoca di crescente isolamento sociale.

La casa come spazio di produzione

Con l’aumento del lavoro da remoto, la casa sta assumendo un nuovo ruolo come spazio di produzione. Questo fenomeno presenta sia opportunità che sfide per il cohousing:

  • Opportunità: le comunità di cohousing possono progettare spazi specifici per il lavoro, come uffici condivisi o “hub” professionali, che permettono di separare fisicamente l’area di lavoro dalla zona living.
  • Sfide: È necessario ripensare la progettazione degli spazi privati per includere aree di lavoro funzionali senza compromettere la qualità della vita familiare.

Un’interessante evoluzione dell’abitare è il modello della “settimana corta”, che si adatta perfettamente ai principi del cohousing o, meglio, del coliving:

  • Residenza principale non urbana: spazi ampi e adeguati per il lavoro da remoto, immersi in un contesto naturale che favorisce il benessere.
  • Residenza condivisa in città: un “hub” urbano per soggiorni temporanei, che offre la flessibilità di alternare periodi in città e periodi fuori città.
  • Servizi condivisi: car sharing, bike sharing e spazi polifunzionali che facilitano la mobilità e la condivisione tra i residenti.

Questo modello rappresenta un’evoluzione del cohousing tradizionale, adattandosi alle nuove esigenze di flessibilità e mobilità dei lavoratori moderni.

Prospettive future

In MeWe abitare collaborativo, crediamo che il futuro dell’abitare risieda nella capacità di adattarsi alle sfide poste dalla trasformazione del mondo del lavoro, immaginando spazi che favoriscano sia la produttività che la qualità della vita. Il nostro impegno è quello di continuare a esplorare e promuovere soluzioni abitative innovative che rispondano alle esigenze in evoluzione della società.

Restate sintonizzati per l’uscita del nostro podcast, dove esploreremo questi temi…