La Spagna fa sul serio: il cohousing nel nuovo Piano Casa che riconosce l’abitare come pilastro dello Stato Sociale

Il nuovo Piano Estatal de Vivienda 2026-2030 segna un cambiamento fondamentale nell’approccio all’abitare, riconoscendo ufficialmente la casa come quinto pilastro dello Stato Sociale e dedicando particolare attenzione al cohousing e alle soluzioni abitative collaborative. In un’Europa dove la questione abitativa è diventata centrale nel dibattito pubblico, la Spagna fa da apripista con un Piano Casa […]

Il nuovo Piano Estatal de Vivienda 2026-2030 segna un cambiamento fondamentale nell’approccio all’abitare, riconoscendo ufficialmente la casa come quinto pilastro dello Stato Sociale e dedicando particolare attenzione al cohousing e alle soluzioni abitative collaborative.


In un’Europa dove la questione abitativa è diventata centrale nel dibattito pubblico, la Spagna fa da apripista con un Piano Casa ambizioso che ridefinisce radicalmente l’approccio all’abitare. Il Piano Estatal de Vivienda 2026-2030 rappresenta un punto di svolta significativo, non solo per la portata degli investimenti (7 miliardi di euro complessivi), ma soprattutto per la sua visione strutturale che eleva la casa a quinto pilastro dello Stato Sociale, accanto a sanità, istruzione, pensioni e assistenza alla dipendenza.

Da MeWe® abitare collaborativo seguiamo con grande interesse questa evoluzione, che apre nuove prospettive anche per l’Italia nel ripensare il diritto all’abitare e promuovere modelli abitativi alternativi come il cohousing.

Un nuovo paradigma: la casa come quinto pilastro dello Stato Sociale

Il cambio di paradigma introdotto dal piano spagnolo è fondamentale: non considera più la casa come semplice bene di mercato, ma come diritto essenziale e pilastro fondamentale del benessere sociale. Questa visione si traduce nell’impegno a costruire un patrimonio pubblico permanente di abitazioni che possa servire le generazioni attuali e future.

“Riconoscere la casa come quinto pilastro implica non solo tutelarne la funzione sociale evitando la speculazione, ma anche costruire un patrimonio pubblico di abitazioni permanente, patrimonio di tutti i cittadini, che alloggi tanto la generazione presente come quella futura.”

Questa impostazione rappresenta una vera trasformazione rispetto al passato. Fino ad oggi, nonostante gli investimenti pubblici, molti alloggi sociali finivano per essere privatizzati dopo alcuni anni, vanificando lo sforzo pubblico iniziale. Il nuovo piano punta invece a garantire che tutte le abitazioni finanziate con fondi pubblici mantengano permanentemente il loro status di alloggi protetti.

I cinque obiettivi strategici del Piano

Il Piano spagnolo si articola attorno a cinque obiettivi strategici chiari e interconnessi:

  1. Più abitazioni pubbliche: incrementare significativamente il patrimonio abitativo pubblico, puntando a raggiungere la media europea (oggi la Spagna è al 3,4%, più o meno come l’Italia, contro una media UE dell’8%)
  2. Abitazioni migliori: migliorare la qualità degli edifici esistenti in termini di efficienza energetica e accessibilità, con particolare attenzione all’involucro edilizio
  3. Facilitare l’emancipazione giovanile: ridurre l’età media di emancipazione dei giovani spagnoli, che attualmente si attesta sui 30 anni (l’Italia non è diversa) contro i 26,2 della media europea
  4. Ridurre l’onere economico per l’alloggio: diminuire la percentuale di reddito che le famiglie destinano all’abitazione, oggi oltre il 35% con il 38,6% delle famiglie che supera il 40%
  5. Migliorare le zone con mercato residenziale tensionato: interventi specifici nelle aree con maggiore pressione abitativa e prezzi elevati.

Questi obiettivi rispondono a sfide strutturali del mercato immobiliare spagnolo, che presenta un deficit stimato di oltre 400.000 abitazioni, prezzi in costante aumento (specialmente nelle zone turistiche) e un parco edilizio spesso obsoleto, con oltre il 30% delle abitazioni che supera i 30 anni di età e un terzo che supera i 50 anni.

Le tre grandi linee di intervento

Per raggiungere questi obiettivi, il Piano si articola in tre grandi linee di intervento, con un’allocazione precisa delle risorse:

1. Incremento dell’offerta di abitazioni sociali e accessibili (40% delle risorse)

Questa linea destina il 40% del budget totale (percentuale non modificabile) a:

  • Acquisizione di alloggi per incrementare il patrimonio pubblico
  • Promozione diretta su suolo pubblico
  • Collaborazione pubblico-privato
  • Promozione di abitazioni protette in modo permanente
  • Supporto al cohousing, coliving e abitazioni intergenerazionali

Particolarmente interessante per noi di MeWe® abitare collaborativo è il riconoscimento esplicito del cohousing come modalità abitativa da sostenere. Il Piano prevede infatti finanziamenti specifici per:

“Alloggi temporanei, modelli cohousing, coliving, abitazioni intergenerazionali e modalità simili, destinate all’affitto, alla cessione in uso o al godimento temporale in qualsiasi regime di diritto”.

Questa inclusione rappresenta un importante riconoscimento istituzionale del valore sociale di queste forme abitative collaborative e della loro capacità di rispondere a bisogni abitativi diversificati.

2. Riabilitazione edilizia, accessibilità e rigenerazione urbana e rurale (30% delle risorse)

La seconda linea destina almeno il 30% delle risorse a:

  • Rigenerazione e rinnovamento urbano e rurale
  • Riabilitazione integrale degli edifici
  • Riabilitazione di alloggi
  • Recupero di abitazioni vuote da destinare all’affitto sociale
  • Interventi su edifici con protezione patrimoniale

Un aspetto interessante è l’attenzione alla sfida demografica, con incentivi specifici per la riabilitazione in aree rurali e per favorire l’insediamento di giovani famiglie nei nuclei con meno di 10.000 abitanti.

3. Riduzione dell’onere economico per l’abitazione e facilitazione dell’emancipazione giovanile (30% delle risorse)

La terza linea include:

  • Aiuti all’affitto per i giovani
  • Supporto alle vittime di violenza di genere, persone sfrattate, senzatetto e altri soggetti vulnerabili
  • Aiuti generali all’affitto
  • Sostegno all’acquisto di case in comuni di piccole dimensioni per i giovani
  • Formule di affitto con opzione di acquisto
  • Garanzie per i proprietari che affittano a giovani

L’attenzione al cohousing e alle forme collaborative dell’abitare

Il Piano spagnolo merita particolare attenzione per il modo in cui riconosce e valorizza le nuove modalità dell’abitare, incluso il cohousing. All’articolo 14, lettera g, si parla esplicitamente del “fomento de la vivienda cooperativa en cesión de uso y otras soluciones residenciales modelo cohousing, coliving, alojamientos temporales u otras modalidades similares”.

Il Piano prevede finanziamenti specifici per questi modelli abitativi innovativi, con sovvenzioni che possono raggiungere 750 euro per metro quadrato di superficie utile (aumentabili fino a 950 euro in zone con mercato residenziale tensionato e con l’utilizzo di tecniche di costruzione industrializzata avanzata).

Questo riconoscimento istituzionale rappresenta un passo importante per l’affermazione del cohousing come risposta valida alle esigenze abitative contemporanee, capace di coniugare accessibilità economica, sostenibilità e dimensione comunitaria.

Lezioni per l’Italia

L’esperienza spagnola offre numerosi spunti di riflessione per il contesto italiano:

  1. Un approccio sistemico: il Piano spagnolo adotta una visione d’insieme che collega diverse dimensioni (economica, sociale, ambientale) e diverse scale di intervento (dall’alloggio al quartiere).
  2. La centralità del patrimonio pubblico permanente: l’idea che gli investimenti pubblici debbano generare un patrimonio abitativo duraturo, che non venga privatizzato dopo pochi anni, è fondamentale per garantire sostenibilità alle politiche abitative.
  3. L’inclusione delle nuove forme dell’abitare: il riconoscimento esplicito del cohousing e delle forme collaborative dell’abitare all’interno delle politiche pubbliche è un passo che anche l’Italia potrebbe e dovrebbe compiere.
  4. Un quadro di risorse significativo: il Piano mobilita risorse importanti (7 miliardi di euro) con un chiaro meccanismo di cofinanziamento tra Stato (60%) e Comunità Autonome (40%).
  5. L’attenzione alle specificità territoriali: la differenziazione degli interventi tra aree urbane e rurali e l’attenzione alle zone con mercato tensionato mostrano un’attenzione alle diverse dinamiche territoriali.

Verso un nuovo modo di pensare l’abitare

Il Piano spagnolo rappresenta un esempio illuminante di come le politiche abitative possano evolvere per rispondere alle sfide contemporanee. Il riconoscimento della casa come quinto pilastro dello Stato Sociale e l’inclusione del cohousing tra le soluzioni da promuovere indicano un cambio di paradigma che merita attenzione.

Per noi di MeWe® abitare collaborativo, questo approccio conferma la direzione che stiamo percorrendo: promuovere forme dell’abitare che siano al contempo accessibili economicamente, sostenibili ambientalmente e capaci di generare comunità.

La sfida resta quella di tradurre questi principi in realtà concrete, capaci di migliorare effettivamente la vita delle persone. Il Piano spagnolo ci mostra che, con visione politica e risorse adeguate, questo è possibile.