Siamo entusiasti di annunciare che il nostro progetto “Domanda Viva – Quando le famiglie generano innovazione sociale” è tra i finalisti del Premio Future4Cities 2025 nella categoria Progetti dal Basso! Un riconoscimento che conferma come l’abitare sociale possa nascere dall’ascolto dei bisogni reali delle persone.
Dalla domanda delle famiglie all’innovazione abitativa
“Dove andrà a stare mio figlio quando non ci sarò più?”
Questa domanda, semplice ma carica di significato, è il punto di partenza del nostro progetto. Non si tratta solo di un’esigenza abitativa, ma di un bisogno profondo di progettualità, sicurezza e continuità di vita per le famiglie di persone con disabilità o fragilità psichiatriche.
MeWe® Abitare Collaborativo ha scelto di trasformare questa domanda in soluzioni concrete di cohousing e abitare (extra)ordinario, dimostrando che l’innovazione più autentica parte dal basso, dall’ascolto delle necessità reali.
I tre pilastri dell’abitare (extra)ordinario
Il nostro modello si fonda su tre elementi essenziali che ridefiniscono il concetto di abitare:
1. La casa come diritto umano: non un premio, un regalo o un prodotto, ma un diritto fondamentale per tutti.
2. Il supporto individuale personalizzato: costruito su misura, con figure di accompagnamento e tecnologie assistive.
3. Il sostegno comunitario: per costruire relazioni, prevenire l’isolamento e promuovere l’inclusione sociale.
Questo approccio rappresenta un cambio di paradigma: dall’idea di “vitto e alloggio” al concetto più ampio di “abitare”, prevenendo il rischio di istituzionalizzazione e promuovendo la mixité sociale.
Cohousing: un equilibrio tra privato e condiviso
Le esperienze realizzate o in corso di realizzazione in Liguria mostrano come il modello di cohousing possa funzionare concretamente. Progetti come Sperimetri e TerzoSorriso offrono:
– spazi privati (circa il 60% della superficie) che garantiscono autonomia
– spazi condivisi (circa il 40%) che favoriscono la socializzazione
– tecnologie assistive e domotiche per supportare l’indipendenza
– servizi di supporto individuale e comunitario.
Noi crediamo fortemente che l’ambiente abitativo abbia un impatto diretto sulla salute e sul benessere delle persone, specialmente quelle più vulnerabili.
La comunità intenzionale al centro del processo
Ciò che rende “unico” il nostro approccio è mettere la comunità intenzionale al centro del processo. Non è il developer a guidare il progetto, ma la comunità stessa dei futuri residenti.
Per facilitare questo processo, MeWe® agisce come:
– facilitatore di processi, accompagnando famiglie e territori
– connettore di competenze, armonizzando contributi eterogenei
– attivatore di comunità, mettendo al centro la partecipazione.
Questo approccio è in linea con le migliori pratiche internazionali, a dimostrare come l’abitare condiviso possa rispondere a sfide sociali complesse.
Abitare è un atto politico e comunitario
L’abitare non è solo avere un tetto sopra la testa, ma costruire un luogo dove vivere relazioni, autonomia e futuro. È un atto che ha implicazioni politiche e comunitarie, perché riguarda il modo in cui organizziamo la convivenza e rispondiamo ai bisogni di tutti.
Progetti come il nostro contribuiscono a costruire città più inclusive, dove nessuno viene lasciato indietro.
Il progetto “Domanda Viva” dimostra che è possibile generare impatto sociale attraverso l’innovazione abitativa:
– prevenzione dell’istituzionalizzazione
– empowerment delle famiglie
– attivazione delle risorse comunitarie
– rigenerazione sociale dei territori.
Questi risultati confermano che il cohousing non è solo una soluzione abitativa, ma un potente strumento di trasformazione sociale.
Partecipa al cambiamento
La selezione tra i finalisti del Premio Future4Cities 2025, su oltre 200 candidature da tutta Italia, è un segnale forte che questo modello merita visibilità e sostegno.
Ti invitiamo a scoprire di più sul nostro progetto e su come l’abitare sociale possa trasformare le nostre città, rendendole più inclusive e accoglienti per tutti.
L’abitare (extra)ordinario non è solo possibile, ma necessario per costruire città a misura di tutti, dove l’autonomia e la comunità possano convivere armoniosamente.