Innovazione nell’abitare sociale: lezioni dalla Catalogna per il futuro del cohousing

In un’epoca in cui la crisi abitativa si fa sempre più acuta e le esigenze delle persone cambiano rapidamente, l’abitare sociale non può più permettersi di restare ancorato a modelli obsoleti. Per comprendere come evolve il panorama dell’abitare collaborativo oggi, possiamo guardare ad alcuni esempi virtuosi che stanno emergendo in Catalogna, dove l’innovazione spaziale si […]

Innovazione nell’abitare sociale: lezioni dalla Catalogna per il futuro del cohousing

In un’epoca in cui la crisi abitativa si fa sempre più acuta e le esigenze delle persone cambiano rapidamente, l’abitare sociale non può più permettersi di restare ancorato a modelli obsoleti. Per comprendere come evolve il panorama dell’abitare collaborativo oggi, possiamo guardare ad alcuni esempi virtuosi che stanno emergendo in Catalogna, dove l’innovazione spaziale si intreccia con un’attenzione rinnovata alle reali necessità degli abitanti.

Un passato di disconnessione

Per decenni il social housing ha visto produrre abitazioni che consumavano troppa energia, spesso sprecandola, che evidenziavano una mancanza di flessibilità nei loro spazi interni, che sembravano preoccuparsi più della facciata rivolta verso la città che della vita all’interno degli appartamenti, e che avevano una distribuzione degli appartamenti secondo un modello familiare pressoché univoco. Vale a dire: la mancanza di realtà.

Questi approcci standardizzati hanno ignorato le diverse configurazioni familiari emergenti, le nuove modalità di lavoro e la crescente consapevolezza ambientale. Il risultato? Spazi abitativi che non rispecchiano più le reali esigenze delle persone che li abitano.

La sfida contemporanea: ripensare lo spazio sociale

La sfida odierna è predisporre spazi sociali per altri modi di vivere, attraverso la progettazione di alloggi sociali in cui le innovazioni tipologiche mirano a facilitare la coesistenza tra lavoro e casa, a collegare l’esterno con l’intimità, la vita comunitaria con quella familiare, l’efficienza energetica con il benessere.

Noi di MeWe® abitare collaborativo crediamo che l’abitare sociale del futuro debba rispondere a queste sfide, non solo offrendo un tetto sopra la testa, ma promuovendo un modello abitativo che favorisca la coesione sociale, la sostenibilità ambientale e il benessere individuale e collettivo.

Innovazioni spaziali dal modello catalano

Quali lezioni possiamo trarre dai recenti progetti catalani? Ecco alcune delle innovazioni più significative che abbiamo osservato e che potrebbero ispirare il futuro dell’abitare sociale.

1. La scomparsa del corridoio tradizionale

Oltre alle cucine a vista comuni a tutti i progetti, in questi appartamenti il corridoio non è solo un luogo di passaggio; è scomparso. A volte è diventato il cuore-patio-distributore dell’appartamento, come accade nelle 39 case che Xavier Vendrell-DATAAE ha costruito a Montgat. Altri, in una successione di stanze. Le nuove case popolari hanno fatto sparire il corridoio.

Questa trasformazione non è solamente estetica, ma funzionale: elimina spazi “morti” e trasforma ogni metro quadro in spazio vivibile, massimizzando l’efficienza senza sacrificare il comfort.

2. Spazi intermedi che favoriscono la comunità

Anche in queste abitazioni riappaiono spazi intermedi, non tanto formalmente come ingressi, quanto piuttosto come estensioni di case a schiera, come nelle 136 case che lo studio HArquitectes ha costruito a Gavà. Questi spazi intermedi, né completamente esterni né completamente interni, non solo ampliano la casa e facilitano la convivenza tra vicini, ma fungono anche da filtro acustico e termico. Riducendo la luce solare diretta e contribuendo a ridurre il consumo di energia.

Questi spazi “in-between” rappresentano un elemento fondamentale del cohousing e delle comunità intenzionali: zone dove l’incontro casuale tra vicini diventa più probabile, favorendo quella socialità spontanea che è alla base del senso di comunità.

3. Soluzioni costruttive per efficienza e comfort

E, poi, per far fronte al rumore urbano e ridurre drasticamente il consumo energetico, la carpenteria è realizzata con telaio doppio. E le mura spesse, perché le loro pareti non sono più fatte di carta, le stanze sono progettate per essere trasformate in studi e per il telelavoro, alcune piccole case hanno un doppio accesso, professionale e personale, c’è un posto dove stendere i panni, spesso hanno spazi verdi comuni e hanno sempre, sempre accesso alla ventilazione e alla luce del sole.

Queste soluzioni costruttive non sono un lusso, ma una necessità in un’epoca in cui la crisi climatica impone di ripensare radicalmente il nostro rapporto con l’energia.

Qualità paradossale: quando il sociale supera il privato

Paradossalmente, la qualità costruttiva e architettonica dell’housing sociale è più elevata rispetto a molti complessi residenziali privati. Perché? Per ragioni ideologiche (e potremmo anche dire etiche) non vengono costruite per speculare, ma per durare.

Questa logica di lungo periodo è esattamente ciò che caratterizza i progetti di abitare collaborativo di qualità: non si pensa all’immediato ritorno economico, ma al valore sociale, ambientale ed economico che questi spazi genereranno nel corso dei decenni.

L’abitare (extra)ordinario: oltre lo straordinario

L’approccio che vediamo emergere nei migliori esempi di abitare sociale contemporaneo non è necessariamente straordinario nel senso di eccentrico o stravagante. È piuttosto un ritorno all’ordinario, ma con una qualità e un’attenzione al dettaglio che lo rendono eccezionale.

È ciò che anche noi di MeWe® abitare collaborativo chiamiamo “abitare (extra)ordinario”: spazi che rispondono semplicemente alle esigenze reali delle persone, con soluzioni intelligenti, sostenibili e orientate al benessere della comunità.

Applicazioni pratiche per il cohousing italiano

Come possiamo tradurre queste lezioni catalane nel contesto italiano? Ecco alcuni spunti:

  • Ripensare gli standard minimi: gli attuali standard abitativi spesso si concentrano sulla metratura minima, trascurando aspetti qualitativi come la luce naturale, la ventilazione e gli spazi comuni. Potremmo sviluppare nuovi criteri che valorizzino questi elementi.
  • Promuovere l’adattabilità: gli spazi abitativi dovrebbero potersi trasformare nel tempo, accogliendo diversi usi e configurazioni familiari. La flessibilità diventa un valore fondamentale.
  • Integrare il lavoro da remoto: la pandemia ha accelerato una tendenza già in atto. Gli alloggi sociali del futuro dovranno prevedere spazi adeguati per il telelavoro, senza compromettere la qualità della vita domestica.
  • Valorizzare gli spazi intermedi: balconi, logge, cortili e altre aree di transizione non sono elementi accessori, ma parte integrante dell’abitare, specialmente in un paese con un clima favorevole come l’Italia.

Le esperienze catalane ci mostrano che l’abitare sociale non è destinato a essere sinonimo di bassa qualità o standardizzazione. In MeWe® abitare collaborativo crediamo che questa visione dell’abitare sociale non sia utopica, ma concretamente realizzabile attraverso un approccio collaborativo che coinvolga istituzioni, progettisti, cooperative e soprattutto i futuri abitanti.