Lezioni dal Sudafrica per chi si occupa di cohousing e di abitare sociale

Nel vasto panorama delle soluzioni abitative globali, il Sudafrica offre un laboratorio che può ispirare il nostro approccio all’abitare sociale. La distanza geografica non diminuisce la rilevanza delle lezioni che possiamo apprendere da questo contesto complesso ma ricco di tentativi di risposta a sfide sociali profonde. In MeWe® abitare collaborativo crediamo fermamente nell’importanza di studiare […]

Nel vasto panorama delle soluzioni abitative globali, il Sudafrica offre un laboratorio che può ispirare il nostro approccio all’abitare sociale. La distanza geografica non diminuisce la rilevanza delle lezioni che possiamo apprendere da questo contesto complesso ma ricco di tentativi di risposta a sfide sociali profonde.

In MeWe® abitare collaborativo crediamo fermamente nell’importanza di studiare e analizzare contesti abitativi diversi dal nostro, per trarre ispirazione e lezioni applicabili al contesto italiano. Il caso del Sudafrica rappresenta un esempio particolarmente stimolante, caratterizzato da una complessità sociale, economica e politica specifica.

Il contesto sudafricano, segnato dal retaggio dell’apartheid e da profonde disuguaglianze spaziali ed economiche, ha dovuto affrontare sfide abitative significative che hanno richiesto risposte creative e flessibili. Da queste esperienze, anche se sviluppate in un ambiente molto diverso dal nostro, possiamo trarre insegnamenti preziosi per il nostro lavoro nell’abitare sociale e collaborativo in Italia.

Programmi abitativi sudafricani

Una panoramica dei vari modelli e programmi abitativi disponibili in Sudafrica, desunta da questa guida prodotta da Ndifuna Kwazi classificati in base alla loro accessibilità economica, può essere la seguente:

  1. Breaking New Ground (BNG): destinato a famiglie con un reddito mensile compreso tra R0 e R3.500, offre case indipendenti con servizi di base come acqua, elettricità e servizi igienici
  2. Individual Housing Subsidy: disponibile per chi ha un reddito mensile inferiore a R3.500, fornisce sovvenzioni per l’acquisto di case esistenti o terreni
  3. First Home Finance: rivolto a famiglie con un reddito mensile tra R3.500 e R22.000, aiuta nell’acquisto della prima casa, consentendo l’utilizzo di risparmi personali o prestiti
  4. Social Housing: per famiglie con un reddito mensile tra R1.850 e R22.000, offre alloggi in affitto sovvenzionati dal governo, situati in zone di ristrutturazione
  5. Community Residential Units (CRU): destinato a redditi mensili tra R800 e R3.500, fornisce unità abitative pubbliche con affitti bassi, ma con servizi condivisi
  6. Transitional Housing: non ha un limite di reddito specifico, ma il costo dell’affitto è basato sul reddito. Offre alloggi temporanei con servizi condivisi per chi è in transizione verso una sistemazione permanente
  7. Enhanced People’s Housing Process (EPHP): per redditi mensili tra R0 e R3.500, coinvolge le comunità nel processo di costruzione delle proprie case
  8. Inclusionary Housing: rivolto a redditi mensili tra R3.500 e R22.000, integra unità abitative accessibili in sviluppi privati, promuovendo l’integrazione sociale
  9. Emergency Housing Programme (EHP): per chi è in emergenza abitativa o a rischio di diventare senza tetto, fornisce alloggi temporanei in caso di emergenze o sfratti
  10. Upgrading of Informal Settlements Programme (UISP): applicabile a chi vive in insediamenti informali, indipendentemente dal reddito, promuove il miglioramento progressivo di questi insediamenti con servizi di base.

Questa diversificazione di programmi abitativi in base alle fasce di reddito dimostra un approccio strutturato alle diverse esigenze abitative della popolazione, un principio che MeWe® abitare collaborativo considera fondamentale anche nel contesto italiano.

Cosa può insegnarci l’esperienza sudafricana?

Nonostante le differenze di contesto, possiamo identificare cinque lezioni fondamentali per il nostro lavoro nell’abitare sociale e nel cohousing:

1. Il potere della partecipazione comunitaria

Il programma Enhanced People’s Housing Process (EPHP) dimostra quanto sia fondamentale coinvolgere attivamente le persone nella progettazione e costruzione dei propri spazi abitativi. I partecipanti contribuiscono con tempo, leadership e risorse, lavorando con organizzazioni di supporto per guidare il processo.

Come evidenziato nel rapporto di Ndifuna Ukwazi, questo approccio ha portato alla realizzazione di progetti come Ruo Emoh a Mitchell’s Plain, dove 49 famiglie hanno partecipato alla pianificazione e realizzazione delle proprie case, creando un forte senso di appartenenza e responsabilità collettiva.

Per MeWe® abitare collaborativo, questa lezione rafforza l’importanza di progettare spazi abitativi attraverso processi partecipativi e inclusivi, dove i futuri residenti sono coinvolti fin dall’inizio nel definire gli spazi comuni e le dinamiche di comunità.

2. Affrontare le sfide di finanziamento con creatività

Il programma di Social Housing ha dovuto affrontare limiti significativi nei finanziamenti governativi, che non sono sufficienti per costruire edifici più alti di sei piani a causa dei costi aggiuntivi per gli ascensori. Per superare questa limitazione, sono stati sviluppati modelli di finanziamento misto, dove gli affitti delle unità destinate a fasce di reddito più elevate sovvenzionano quelle per le fasce più basse.

Questo approccio suggerisce l’importanza di esplorare formule economiche innovative, come:

  • Modelli di finanziamento comunitario
  • Partnership pubblico-private
  • Sistemi di cross-finanziamento tra diverse fasce di reddito
  • Cessione di terreni pubblici a prezzi scontati per progetti di abitare sociale.

Il valore economico dell’abitare collaborativo non risiede solo nel risparmio sui costi di costruzione e gestione, ma anche nella creazione di una rete di supporto che riduce la necessità di servizi esterni.

3. Promuovere l’integrazione sociale e spaziale

L’iniziativa di housing inclusivo in Sudafrica mira a produrre unità abitative accessibili in aree ben posizionate, promuovendo l’integrazione sociale e riducendo le disuguaglianze spaziali ereditate dall’apartheid.

Il progetto Fulcrum a Sea Point, sebbene non completato a causa delle obiezioni dei residenti, illustra il potenziale di integrare alloggi a prezzo accessibile in quartieri benestanti, sfidando la segregazione spaziale.

MeWe® abitare collaborativo applica questi principi garantendo che i progetti abitativi siano situati in aree che favoriscono l’accesso a servizi essenziali e opportunità economiche, promuovendo al contempo la diversità sociale. L’abitare (extra)ordinario che proponiamo mira a superare le divisioni socioeconomiche generando comunità intenzionali dove persone di diverse età, background e capacità economiche possono convivere e supportarsi reciprocamente.

4. L’importanza della comunicazione trasparente

Il caso del progetto N2 Gateway evidenzia l’importanza cruciale di una gestione efficace delle aspettative e della comunicazione con le comunità coinvolte. I conflitti sorti tra il governo e le comunità locali riguardo ai piani di sviluppo hanno causato ritardi significativi e minato la fiducia nei confronti del progetto.

Questo esempio sottolinea quanto sia essenziale per MeWe® abitare collaborativo mantenere una comunicazione aperta e trasparente con tutti gli stakeholder durante lo sviluppo di progetti abitativi. Il nostro approccio prevede:

  • incontri regolari con i futuri residenti
  • processi decisionali condivisi
  • comunicazione chiara sui tempi e i costi
  • gestione proattiva dei potenziali conflitti.

Una comunità intenzionale si basa sulla fiducia reciproca, che può essere coltivata solo attraverso pratiche di comunicazione efficaci e inclusive.

5. Adattabilità e innovazione nelle soluzioni abitative

Il programma Upgrading of Informal Settlements Programme (UISP) dimostra come l’innovazione e l’adattabilità siano cruciali per affrontare le sfide abitative in contesti complessi. Questo programma permette il miglioramento incrementale degli insediamenti informali, mantenendo le persone nei loro contesti sociali esistenti.

L’esempio di Flamingo Crescent a Cape Town, dove la comunità ha collaborato con organizzazioni di supporto per riprogettare il layout dell’insediamento e installare servizi di base, mostra il potenziale di un approccio flessibile e partecipativo.

Per MeWe® abitare collaborativo, questo suggerisce l’importanza di sviluppare modelli abitativi flessibili e adattabili che possano rispondere alle esigenze specifiche delle comunità locali e evolversi nel tempo con esse. L’abitare sociale che promuoviamo non è una soluzione statica, ma un processo dinamico che risponde ai cambiamenti demografici, economici e sociali.

Programmi abitativi organizzati in funzione della dimensione comunitaria

Un aspetto particolarmente interessante dell’esperienza sudafricana è l’organizzazione di programmi abitativi in base alla dimensione comunitaria. Questo approccio riconosce l’importanza delle relazioni sociali e della partecipazione collettiva nella creazione di soluzioni abitative sostenibili:

  1. Enhanced People’s Housing Process (EPHP): questo programma è fortemente basato sulla partecipazione comunitaria. Le comunità supervisionano e guidano il processo di consegna delle proprie abitazioni, lavorando a stretto contatto con un’organizzazione di risorse comunitarie (CRO) per ottenere supporto tecnico e amministrativo. I beneficiari contribuiscono con tempo, leadership, risorse materiali e lavoro, rendendo il processo altamente collaborativo
  2. Upgrading of Informal Settlements Programme (UISP): il coinvolgimento della comunità è fondamentale in questo programma per il miglioramento degli insediamenti informali. Il caso di Flamingo Crescent dimostra come la comunità possa lavorare insieme efficacemente per progettare un nuovo layout e installare servizi di base
  3. Inclusionary Housing: sebbene non sia un programma specificamente comunitario, l’inclusione di unità abitative accessibili in sviluppi privati può promuovere la diversità sociale e la coesione comunitaria. Tuttavia, la gestione e il mantenimento delle unità abitative possono rappresentare una sfida, data l’assenza di criteri stabiliti per la selezione dei beneficiari
  4. Community Residential Units (CRU): questo programma è stato utilizzato per riqualificare vecchi ostelli e fornire alloggi a gruppi a basso reddito. La costruzione di nuovi alloggi CRU è limitata, e il programma è spesso sovrascritto, con poche unità disponibili
  5. Transitional Housing: gestito da organizzazioni che forniscono supporto sociale e servizi di manutenzione, il coinvolgimento della comunità è essenziale per il successo del progetto, come dimostrato dal caso di Pickwick Street a Città del Capo.

Questa varietà di approcci dimostra come la dimensione comunitaria possa manifestarsi in modi diversi, da un coinvolgimento diretto e attivo a un ruolo più passivo, a seconda del programma e delle risorse disponibili. Per MeWe® abitare collaborativo, queste esperienze offrono spunti preziosi su come strutturare i processi partecipativi e comunitari nei nostri progetti.

Costruire il futuro dell’abitare sociale in Italia

Le lezioni apprese dall’esperienza sudafricana rafforzano la missione di MeWe® abitare collaborativo nel promuovere forme di abitare sociale centrate sulla comunità, economicamente accessibili e socialmente inclusive.

L’analisi dei diversi programmi abitativi sviluppati in Sudafrica ci offre un ventaglio di strategie e approcci che, opportunamente adattati al contesto italiano, possono arricchire il nostro lavoro nell’abitare collaborativo. In particolare, la forte enfasi sulla partecipazione comunitaria, i modelli di finanziamento misto e l’attenzione all’integrazione sociale e spaziale rappresentano principi fondamentali che guidano anche la nostra visione.