La casa come bene comune: una nuova visione per l’abitare sociale e il cohousing in Italia

In un’epoca in cui la crisi abitativa si intensifica e le disuguaglianze si approfondiscono, ripensare l’abitazione come un bene comune offre soluzioni concrete per un futuro più equo e sostenibile. Questo articolo prende spunto dal rapporto “Safe as Houses” e in particolare dal saggio di Mariana Mazzucato “Rights-based, mission-oriented housing for the common good”. Introduzione: […]

In un’epoca in cui la crisi abitativa si intensifica e le disuguaglianze si approfondiscono, ripensare l’abitazione come un bene comune offre soluzioni concrete per un futuro più equo e sostenibile. Questo articolo prende spunto dal rapporto “Safe as Houses” e in particolare dal saggio di Mariana Mazzucato “Rights-based, mission-oriented housing for the common good”.

Introduzione: oltre la mercificazione dell’abitare

L’accesso a un’abitazione adeguata è un diritto umano fondamentale, eppure sempre più persone si trovano escluse dal mercato immobiliare o costrette a vivere in condizioni inadeguate. La prospettiva della casa come bene comune, illustrata nel rapporto “Safe as Houses: Why Investment in Social Housing is Great for Us and Our Economy”, e approfondita da Mariana Mazzucato nel suo saggio, offre un’alternativa concreta al modello attuale.

Come sottolinea Mazzucato, “è assolutamente possibile per l’abitazione essere dignitosa, durevole, bella e adattabile, e realizzata in modi che siano accessibili, preziosi e sostenibili dal punto di vista ambientale”. Ma cosa significa realmente considerare l’abitazione un bene comune? E quali implicazioni ha questo cambio di paradigma per le politiche abitative?

Le quattro dimensioni dell’abitare come bene comune

Nel suo saggio, Mazzucato delinea con chiarezza le caratteristiche fondamentali che un’abitazione deve possedere per essere considerata un bene comune. Ogni abitazione deve essere realizzata secondo principi che garantiscano la sua accessibilità economica per tutte le fasce di popolazione, preservino il suo valore sociale nel tempo e assicurino la sostenibilità ambientale attraverso tecniche costruttive e materiali a basso impatto. Questi principi trasversali si articolano in quattro dimensioni fondamentali:

1. Dignitosa: oltre le quattro mura

Un’abitazione dignitosa non si limita a fornire un tetto. Comprende spazi adeguati che rispettano la privacy e facilitano la vita familiare e comunitaria. Come sottolinea il rapporto, la dignità abitativa implica il rispetto della persona nella sua interezza, garantendo condizioni che permettano di vivere, non solo di sopravvivere.

In pratica, questo significa:
– Spazi ben dimensionati e progettati per diverse attività
– Accesso garantito a servizi essenziali
– Protezione da umidità, freddo e altri fattori che compromettono la salute
– Ubicazione in aree con accesso a servizi urbani di interesse generale.

2. Durevole: costruire per generazioni

La durevolezza va ben oltre la semplice robustezza strutturale. Un’abitazione durevole è pensata per resistere al passare del tempo, adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre al minimo i costi di manutenzione nel lungo periodo.

Facile fare l’esempio di Vienna, dimostrando come investimenti iniziali nella qualità costruttiva si traducano in benefici duraturi: la città ha mantenuto e ampliato il suo patrimonio di edilizia pubblica di alta qualità per oltre un secolo, diventando leader nella costruzione sostenibile.

3. Bella: l’estetica come diritto, non come privilegio

La bellezza non è un lusso, ma un elemento essenziale dell’abitare dignitoso. Gli spazi ben progettati influenzano positivamente il benessere psicologico, rafforzano l’identità comunitaria e promuovono il senso di appartenenza.

Il saggio di Mazzucato cita il lavoro di Peter Barber, dimostrando come l’architettura di qualità sia possibile anche nell’edilizia sociale, integrando spazi pubblici vivibili, densità media e sostenibilità ambientale.

4. Adattabile: evolvere con le persone

L’adattabilità permette alle abitazioni di rispondere ai cambiamenti della vita: l’invecchiamento, i cambiamenti familiari, le nuove esigenze lavorative. Un’abitazione adattabile può trasformarsi nel tempo senza richiedere trasferimenti o ristrutturazioni radicali.

Questo principio è particolarmente rilevante nel cohousing , dove gli spazi comuni flessibili possono accogliere diverse attività e necessità, diventando complementari a spazi privati più compatti.

Il ruolo dei governi: da regolatori a “market-shapers”

Uno degli aspetti più innovativi del contributo di Mazzucato riguarda la ridefinizione del ruolo dei governi nelle politiche abitative. La trasformazione dell’abitare richiede un cambiamento fondamentale: i governi devono passare dall’essere semplici regolatori o fornitori di sussidi a veri e propri “modellatori di mercato” (market-shapers) che indirizzano attivamente gli investimenti verso soluzioni abitative orientate al bene comune.

Come afferma il paper che stiamo commentando, “i governi hanno ridotto il loro coinvolgimento nell’edilizia sociale senza fornire quadri di pianificazione e regolamentazione adeguati per consentire ad altri attori di colmare il divario”.

Nuove istituzioni per l’abitare sociale

Il paper suggerisce la formazione di istituzioni strategiche orientate alla missione, come:

– Banche etiche: per finanziare progetti abitativi a lungo termine con tassi accessibili
– Community land trusts: per mantenere il terreno in proprietà comunitaria, riducendo i costi abitativi
– Fondi comunitari: per incanalare risorse verso progetti abitativi locali.

Appalti orientati alla missione

Nel suo saggio, Mazzucato evidenzia come gli appalti pubblici rappresentino una leva potente per trasformare il mercato dell’abitare quando sono orientati verso una missione specifica. Questo approccio, che lei definisce “mission-led procurement”, va oltre il semplice acquisto di beni e servizi.

In concreto, questo significa:
– utilizzare il potere d’acquisto pubblico per stimolare la domanda di edifici a zero emissioni
– definire capitolati che premiano le soluzioni più innovative e socialmente inclusive
– stabilire criteri di valutazione che considerano l’intero ciclo di vita degli edifici
– garantire che gli appalti siano accessibili anche a piccole imprese locali e cooperative.

Facile citare ancora l’esempio di Vienna, dove il comune ha utilizzato gli appalti pubblici per promuovere l’innovazione nel settore edilizio, spingendo verso l’adozione di standard Passivhaus e strutture in legno , contribuendo così alla creazione di un settore edilizio sostenibile.

Riforme fiscali per un abitare equo

Il sistema fiscale può essere progettato per allinearsi con il principio dell’abitazione come bene comune. Tassare gli incrementi annuali del valore dei terreni ridurrebbe gli incentivi per acquisti speculativi e l’accumulo di terreni.

Altre misure includono:
– Tasse significative su case inutilizzate o seconde case
– Tassazione degli affitti brevi
– Esenzioni fiscali per affitti veramente accessibili.

L’abitare collaborativo come manifestazione concreta del bene comune

In MeWe® abitare collaborativo interpretiamo il cohousing e le varie forme di abitare condiviso come espressioni tangibili del principio della casa come bene comune, in linea con la visione di cui sopra. Questo approccio si manifesta in diversi modi:

– Governance partecipativa: le decisioni sugli spazi e la gestione vengono prese collettivamente dai residenti, superando la logica proprietario-inquilino
– Equilibrio tra privato e collettivo: la proprietà individuale si integra con spazi e servizi comuni, ottimizzando risorse e riducendo i costi per ciascuno
– Condivisione dei benefici: le economie di scala generate dalla condivisione si traducono in vantaggi economici e sociali per tutti i membri della comunità
– Responsabilità ambientale condivisa: soluzioni come impianti energetici comuni, orti condivisi e mobilità sostenibile diventano accessibili attraverso l’azione collettiva
– Mutuo supporto intergenerazionale: anziani, famiglie e giovani coabitano in un sistema di reciproco sostegno che riduce la necessità di servizi esterni.

Nei nostri progetti, questo si traduce in comunità dove l’abitazione non è solo un bene di consumo individuale, ma un’infrastruttura sociale che genera valore per tutti i suoi membri e per il territorio circostante. La condivisione diventa così non solo una strategia economica, ma un modello di vita che risponde contemporaneamente alle sfide dell’isolamento sociale, dell’accessibilità economica e della sostenibilità ambientale.

Considerare la casa come un bene comune non è un’utopia, ma una necessità pratica per affrontare la crisi abitativa contemporanea. Richiede un impegno collettivo da parte di governi, comunità e singoli cittadini.