Dal progetto Interreg CE Prince una riflessione su come l’economia circolare possa trasformare non solo gli edifici ma anche le comunità che li abitano, generando valore ambientale e sociale attraverso l’abitare collaborativo
Immaginiamo due edifici identici.
Stessa classe energetica. Stessi materiali. Stessi impianti. Stesse prestazioni ambientali.
Eppure, dopo qualche anno, uno dei due consuma meno risorse, produce meno rifiuti, ospita servizi condivisi, attiva reti di mutuo aiuto e favorisce il benessere dei residenti. L’altro no.
Che cosa fa la differenza?
Non l’edificio.
Le persone che lo abitano.
La sostenibilità cresce quando le persone condividono risorse e relazioni.
Questa è una delle riflessioni che stiamo sviluppando all’interno del percorso promosso dal progetto CE Prince, con il supporto della Camera di Commercio di Genova, esplorando il rapporto tra Green (Public) Procurement, economia circolare e abitare collaborativo.
Oltre l’edificio sostenibile
C’è una domanda che spesso rimane sullo sfondo.
Cosa accade quando termina il cantiere?
Negli ultimi anni il Green Public Procurement ha contribuito a orientare il mercato verso edifici più efficienti e interventi più attenti agli impatti ambientali. La disciplina sull’efficienza energetica degli edifici e i Criteri Ambientali Minimi (CAM) hanno portato al centro temi come l’efficienza energetica, l’uso di materiali riciclati, la riduzione degli sprechi e il recupero del patrimonio esistente.
Si tratta di un cambiamento importante.
Ma l’economia circolare non si esaurisce nei materiali.
L’economia circolare riguarda anche l’uso che facciamo degli spazi, la durata dei beni, la condivisione delle risorse e la qualità delle relazioni che si sviluppano nei luoghi dell’abitare. È proprio in questa dimensione che il cohousing e l’abitare sociale possono offrire un contributo originale.
E qui emerge una prospettiva interessante.
Se i CAM rendono più circolare l’edificio, chi lavora con le comunità può contribuire a rendere più circolare il modo di abitare.
Dall’edificio circolare alla comunità circolare
Il passaggio è sottile.
Ma le conseguenze sono profonde.
Nel progetto CE Prince Position intendiamo proporre il concetto di Comunità Abitativa Circolare: una comunità nella quale la collaborazione tra abitanti permette contemporaneamente di ridurre gli impatti ambientali, utilizzare meglio le risorse disponibili, rafforzare il capitale sociale e migliorare il benessere collettivo.
In questa prospettiva il focus si sposta.
Non si guarda soltanto all’efficienza dell’involucro edilizio.
Si osserva anche come le persone utilizzano gli spazi, condividono beni e servizi, organizzano forme di aiuto reciproco e valorizzano ciò che già esiste.
La sostenibilità cresce quando le persone condividono risorse e relazioni.
La frase può sembrare semplice.
In realtà racchiude un cambiamento culturale significativo.
Per comprenderlo è utile osservare il modello delle 10R dell’economia circolare.
Le 10R entrano nella vita quotidiana
Qui le cose diventano concrete.
Molto concrete.
Le 10R vengono spesso utilizzate per analizzare processi produttivi e filiere industriali. Tuttavia offrono anche una lente efficace per leggere i comportamenti che emergono nelle comunità intenzionali, nei progetti di cohousing e nelle esperienze di abitare collaborativo.
Ripensare per utilizzare meglio
Tutto parte da una domanda.
Davvero ogni famiglia deve possedere tutto?
Una lavanderia condivisa rappresenta un chiaro esempio di R1 Ripensare. Gli abitanti utilizzano un servizio comune invece di moltiplicare elettrodomestici identici all’interno di ogni alloggio.
Da questo ripensamento deriva anche una R2 Ridurre: meno apparecchi acquistati, meno materiali impiegati, meno energia consumata e meno manutenzioni da sostenere.
Ma questa è soltanto la porta d’ingresso.
La logica della condivisione può estendersi a molti altri ambiti della vita quotidiana.
Rifiutare acquisti inutili
L’armadio degli attrezzi racconta molto.
Trapani, scale, levigatrici, idropulitrici. Oggetti acquistati con entusiasmo e utilizzati poche volte all’anno.
Una biblioteca degli oggetti cambia completamente prospettiva.
In questo caso entrano in gioco sia R0 Rifiutare, evitando l’acquisto di beni non necessari, sia R3 Riusare, aumentando l’intensità di utilizzo degli oggetti disponibili.
L’effetto è interessante.
Lo stesso bene soddisfa i bisogni di molte persone.
La domanda di nuove risorse diminuisce senza compromettere la qualità della vita.
Comprendere questo meccanismo ci porta a un tema ancora più ampio.
Quando la condivisione moltiplica il valore
Non si condividono solo oggetti.
Si condividono possibilità.
Un’automobile utilizzata da più nuclei familiari, una stanza comune che ospita attività differenti, uno spazio di coworking all’interno di una comunità abitativa sono tutti esempi di R1 Ripensare applicata ai servizi.
Questo approccio genera una sorta di effetto leva.
Spazi sottoutilizzati diventano luoghi vivi.
Risorse poco utilizzate diventano servizi.
Costi individuali diventano investimenti collettivi.
Le comunità intenzionali mostrano spesso una capacità sorprendente di trasformare ciò che esiste già in nuove opportunità di utilizzo.
Ed è proprio qui che la dimensione ambientale incontra quella sociale.
Riparare relazioni riparando oggetti
Esiste una forma di circolarità meno visibile.
Ma forse ancora più preziosa.
Pensiamo ai repair café, ai laboratori condivisi, alle giornate dedicate alla manutenzione partecipata degli spazi comuni.
In questi contesti troviamo chiaramente R5 Riparare. Gli oggetti vengono mantenuti in uso più a lungo e la quantità di scarti si riduce.
Accade però qualcosa di ulteriore.
Le persone imparano reciprocamente.
Condividono competenze.
Costruiscono fiducia.
Rafforzano i legami di prossimità.
La riparazione materiale produce spesso anche una rigenerazione delle relazioni.
Ed è qui che emerge un’altra delle R più interessanti.
Rigenerare non solo gli spazi
La rigenerazione è una parola molto utilizzata nel settore immobiliare.
Spesso la associamo agli edifici.
Tuttavia la R6 Rigenerare può riguardare anche competenze, pratiche, relazioni, forme di partecipazione e reti territoriali.
Quando una comunità mette in comune sapere ed esperienza, ciò che si rigenera non è soltanto lo spazio fisico.
Si rigenera anche la capacità collettiva di affrontare bisogni e sfide.
E questa capacità rappresenta una risorsa preziosa per qualsiasi percorso di abitare sociale.
Un nuovo significato per il Green Procurement
A questo punto emerge una domanda.
Che cosa può acquistare una pubblica amministrazione quando promuove sostenibilità?
Tradizionalmente il Green Public Procurement ha riguardato beni, servizi e lavori caratterizzati da elevate performance ambientali.
La prospettiva della comunità circolare suggerisce una possibile estensione.
Non limitarsi a valutare la sostenibilità dell’intervento edilizio.
Valutare anche la capacità del progetto di attivare comportamenti collaborativi, uso condiviso delle risorse e forme di mutualismo che producano benefici ambientali nel tempo.
Questo ragionamento appare particolarmente rilevante nei processi di amministrazione condivisa e di coprogettazione tra Pubbliche Amministrazioni ed Enti del Terzo Settore, contesti nei quali l’obiettivo non coincide semplicemente con la gestione di un immobile ma con la costruzione di valore pubblico.
Valore pubblico significa infatti ambiente.
Ma significa anche relazioni.
Il contributo dell’abitare collaborativo
La questione è aperta.
Ed è proprio questo il suo interesse.
Nel percorso che stiamo sviluppando all’interno di CE Prince stiamo esplorando come il Green Procurement possa dialogare con l’economia civile, l’innovazione sociale e l’amministrazione condivisa.
Per chi opera nel cohousing e nell’abitare sociale si tratta di un’opportunità importante.
Perché consente di riconoscere che la sostenibilità non riguarda soltanto ciò che costruiamo.
Riguarda anche il modo in cui scegliamo di abitare.
La sostenibilità cresce quando le persone condividono risorse e relazioni.
Forse è proprio qui che si trova il passaggio più interessante.
Non nell’edificio in sé.
Ma nella comunità che ogni giorno gli dà significato.
Questo articolo nasce dalle riflessioni sviluppate da MeWe® abitare collaborativo nel quadro del progetto CE Prince, dedicato al rapporto tra Green Public Procurement, economia circolare e comunità abitative circolari.